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Rumore

Che cos’è il rumore?

Il rumore viene individuato dai sondaggi come una delle più rilevanti cause del peggioramento della qualità della vita ed è ormai riconosciuto come uno dei principali problemi ambientali, pur essendo ritenuto meno importante rispetto ad altre forme di inquinamento come quello atmosferico, del traffico stradale, delle acque, della salvaguardia del paesaggio e della gestione dei rifiuti.
Il rumore può essere definito come un “suono non desiderato” o come “una sensazione uditiva sgradevole e fastidiosa”. Il rumore, infatti, dal punto di vista fisico, ha caratteristiche che si sovrappongono e spesso si identificano con quelle del suono, al punto che un suono gradevole per alcuni può essere percepito da altri come un suono fastidioso e quindi rumore. Il rumore come trasmissioni di suoni è un fenomeno vibratorio.
Il suono è definito come una variazione di pressione all’interno di un mezzo che l’orecchio umano riesce a rilevare. I parametri importanti per la misurazione dell’onda sonora sono la frequenza (numero di oscillazioni compiute dalla vibrazione in un secondo) espressa in Hertz (Hz), e l’ampiezza (valore che assume la pressione) espressa in decibel (dB) con il livello di pressione sonoro (Lp). Attualmente come indice rappresentativo del rumore non si utilizza più il livello di pressione ponderato A, ma piuttosto il livello equivalente ponderato A espresso Leq (A). I suoni che l’orecchio umano mediamente è in grado di percepire sono quelli che si trovano all’interno della banda udibile, caratterizzata da frequenze comprese tra 16 Hz e 20000 Hz e di livelli di pressione sonora compressi tra 0 dB e 130 dB.

Quali sono le fonti del rumore?

Il rumore, specialmente quello esistente in ambito urbano, viene considerato di tipo complesso in quanto è dovuto alla presenza di numerose sorgenti quali le infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie, aeroporti, porti) e le attività rumorose che si svolgono nelle aree considerate (ad esempio attività industriali e artigianali, presenza di discoteche, etc); bisogna considerare comunque anche le fonti interne dovute a rumore sociale, elettrodomestici, impianti di servizio (ascensori, autoclavi, sistemi di riscaldamento), ecc.
Per avere un'idea dei livelli sonori che un individuo è in grado di percepire, viene riportata una tabella con i livelli sonori (in dBA) associati ad alcune sorgenti.

 

Decibel

SORGENTE DI RUMORE

10/20

Fruscio di foglie, bisbiglio

30/40

Notte agreste

50

Teatro, ambiente domestico

60

Voce alta, ufficio rumoroso

70

Telefono, stampante, Tv e radio ad alto volume

80

Sveglia, strada con traffico medio

90

Strada a forte traffico, fabbrica rumorosa

100

Autotreno, treno merci, cantiere edile

110

Concerto rock

120

Sirena, martello pneumatico

130

Decollo di un aereo jet

   Fonte: Ministero dell'Ambiente

Quali sono gli effetti sulla salute?

Dai dati che compaiono nel Libro Verde della Commissione Europea (1996) emerge che, in termini di numero di popolazione vittime del rumore, il 20% della popolazione (80 milioni di persone) soffre di disturbi legati ad esposizioni a livelli di rumore inaccettabili, come l’insonnia, o stati generali di insofferenza ed altri problemi di salute. Inoltre altre 170 milioni di cittadini europei vivono in aree dove i livelli di rumore causano seri problemi durante il giorno.
I fattori che possono condizionare la lesività dell’impatto sonoro nei soggetti esposti sono: il livello di pressione sonora (intensità del rumore), il tempo di esposizione e la frequenza del rumore. Altri fattori, ritenuti accessori, ma che sembrano influenzare gli effetti del rumore sull’uomo sono: la sensibilità e la reattività individuale, la saturazione sensoriale, il timbro del rumore, la possibilità di controllo dell’emissione sonora, l’atteggiamento motivazionale del soggetto esposto, il numero e la distribuzione spaziale delle sorgenti, l’identificabilità della natura del rumore e della localizzazione della sorgente, l’età, l’acuità uditiva e, secondo alcuni studi, anche il sesso dei soggetti esposti.
L’impatto può manifestarsi sotto 3 forme: disturbo, fastidio (annoyance) e danno. Il disturbo è definito come un’alterazione reversibile delle condizioni psicofisiche dei soggetti esposti al rumore. L’annoyance è un fastidio causato dal rumore sugli individui, ma anche dalla combinazione di fattori di natura psicologica e sociologica. Per danno si deve intendere ogni alterazione anche parzialmente non reversibile dell’apparato uditivo.
Si distinguono due tipi di effetti:
Effetti uditivi (o di tipo specifico) causati dall’esposizione professionale al rumore. Il danno provocato a carico dell’apparato uditivo può essere di tipo acuto se si realizza in un tempo brevissimo, in seguito ad una stimolazione acustica particolarmente intensa, oppure di tipo cronico quando evolve lentamente a seguito dell’esposizione a rumore protratta nel tempo come accade ad esempio ad operai che lavorano per giorni con il martello pneumatico. Il danno di tipo acuto è solitamente monolaterale (orecchio più direttamente esposto), in quanto la testa agisce come schermo. Il soggetto, immediatamente dopo l’evento accusa dolore lacerante all’orecchio, senso di stordimento, ipoacusia sino alla completa sordità con acufeni fischianti continui (cioè rumori che il soggetto percepisce all’interno del proprio orecchio in forma di fischi o ronzii), sensazione di orecchio pieno e, spesso, vertigini. All’esame otoscopico la membrana timpanica può essere solo congesta oppure presentare lacerazioni: i disturbi tendono a regredire fino a raggiungere, nei casi più fortunati, il completo recupero. Spesso però permangono postumi, dovuti soprattutto ai danni alle strutture nervose, e persistono pertanto acufeni e deficit uditivi.
La perdita uditiva provocata dall’esposizione prolungata a rumore è, in genere, associata alla distruzione delle cellule cigliate dell’orecchio interno: la gravità della perdita uditiva dipende dalla sede e dall’estensione del danno subito dall’organo del Corti, che, a sua volta è funzione dell’intensità e della frequenza del rumore. I sintomi della forma cronica dell’ipoacusia da rumore variano nelle diverse fase della malattia: nel primo periodo di esposizione al rumore il soggetto accusa acufeni, sensazione di orecchio pieno, lieve cefalea, senso di fatica e intontimento; nella seconda fase, i sintomi sono pressoché assenti, ad esclusione di qualche acufene intermittente e soltanto un esame audiometrico permette di evidenziare segni della malattia; in seguito il soggetto si accorge di non avere più un udito normale, in quanto incontra alcune difficoltà nella comunicazione con gli altri e nell’ascolto della radio o della televisione; infine la sensazione di insufficienza uditiva diventa palese. Nell’ipoacusia da rumore la perdita non è soltanto quantitativa, ma anche qualitativa, poiché i suoni sono percepiti in maniera anomala e distorta e possono risultare persino fastidiosi. La sociacusia è il fenomeno per cui la rumorosità presente nei consueti ambienti di vita delle società industrializzate induce traumi acustici. Fra le cause che possono esporre la popolazione, ed in particolare i giovani ed i giovanissimi, al rischio della perdita dell’udito si possono ricordare, ad esempio, l’ascolto della musica ad alto volume in discoteca, in concerti o dalle cuffie, taluni giocattoli ed i fuochi d’artificio e la pratica di alcuni sport (sport motoristici, tiro a segno, caccia).
Effetti extrauditivi (o di tipo non specifico) causati dal rumore ambientale. Molti studi hanno evidenziato che il rumore interagisce con il benessere sia fisico, sia mentale. Si ritiene che il rumore agisca come un generico elemento di stress e che come tale possa attivare diversi sistemi fisiologici, provocando modificazioni quali aumento della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco e vasocostrizione. Qualora l’esposizione sia temporanea queste variazioni sono di breve durata e di piccola entità, senza effetti negativi rilevabili. L’entità e la durata di questi effetti sono inoltre determinate in parte dalla sensibilità individuale, dallo stile di vita e dalle condizioni ambientali. Le risposte individuali al rumore sono, infatti, estremamente variabili e pertanto un individuo, qualora sia sottoposto ad un certo stimolo, può manifestare una variazione della pressione sanguigna, mentre un altro può mostrare cambiamenti nei livelli di colesterolo. Si ritiene che stimolazioni ripetute del sistema neuroendocrino, per anni di esposizione ad elevati livelli di rumore, aumentino i rischi di problemi cronici di salute. Fra gli effetti studiati, i più rilevanti sono quelli cardiovascolari (in particolare l’aumento della pressione sanguigna e la patologia cardiaca ischemica), gli effetti sulla salute mentale, in particolare la depressione, e gli esiti riproduttivi sfavorevoli.

Come ridurre l’esposizione?

La prevenzione per ridurre l’esposizione al rumore può essere attuata secondo possibili interventi:

  • Agendo sulle sorgenti di rumore (riducendo le emissioni alla fonte o migliorando le condizioni di mobilità all'interno di una certa porzione di territorio).
  • Agendo sulla propagazione del rumore (allontanando il più possibile le aree residenziali dalle aree di maggiore emissione acustica).
  • Adottando dei sistemi di protezione passiva (barriere antirumore) agli edifici maggiormente esposti alle immissioni di rumore.
  • Limitando le trasmissione del rumore mediante l’insonorizzazione degli edifici.


Il testo è a cura del Servizio Agenti Fisici - APAT

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