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Stampanti laser

La presenza di stampanti laser, insieme a quella delle macchine fotocopiatrici, è spesso associata alle “sindromi correlate all’edificio” che colpiscono i lavoratori negli uffici. Il funzionamento delle stampanti laser si basa su un sistema di cariche elettriche che “catturano” l’inchiostro in polvere per imprimerlo sul foglio. Alla base del funzionamento vi è un tamburo fotosensibile sul quale un raggio laser “disegna” la pagina da stampare in forma di cariche elettrostatiche. Queste ultime attraggono il toner, ovvero l’inchiostro in polvere di carbonio, simile a quello usato dalle fotocopiatrici, che finirà sul foglio bianco; infine, alcuni rulli caldi completano l’opera sciogliendo l’inchiostro sul foglio.
Nel corso di tali processi vengono liberati composti organici volatili e particolato respirabile provenienti dal toner, mentre il processo di alto voltaggio causa invece la formazione di ozono. Inoltre è comune l’emissione di formaldeide che può essere contenuta nel rivestimento della carta o come costituente degli inchiostri e dei toner. Tali inquinanti chimici possono provocare effetti sulla salute che si manifestano con mal di testa, irritazione degli occhi e delle membrane mucosali.

Accorgimenti

  • Preferire apparecchiature a bassa emissione di O3 (alcune case produttrici lo indicano nelle specifiche tecniche).
  • Impiegare stampanti laser dotate di filtri per l’ozono.
  • Collocare le apparecchiature in ambienti separati e dotati di sistemi di ventilazione muniti di scarico delle emissioni verso l’esterno.
  • Selezionare fogli che non abbiano subito trattamenti con formaldeide.